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Capitolo II – Dagli esordi alla celebrità (1973-1981)
Il 6 luglio 1973 viene pubblicato il primo singolo dei Queen, "Keep yourself alive / Son and daughter", che viene accolto abbastanza bene dalla stampa ma, incredibilmente, non riceve alcun tipo di promozione radiofonica. "Queen", album d'esordio, esce pochi giorni dopo, il 13 luglio in Inghilterra successivamente negli Stati Uniti (massima posizione in classifica: n° 83). È il momento d'oro del movimento glam, e gruppi quali Roxy Music e Sweet dominano le classifiche; lo stile dei Queen, basato sui taglienti riff di Brian, l'aggressività e nitidezza delle parti vocali di Freddie e una ritmica precisa e coinvolgente, è un superamento di questo genere e avrà grande influenza sull'evoluzione del rock attraverso gli anni '70. "Queen" è un album completo e già maturo, che rivela un sound personale e versatile, in grado di passare dall'hard-rock di "Modem times rock'n'roll" ai virtuosismi progressive di "My fairy king",
dalle raffinate melodie di "The night comes down" al rock maestoso di "Liar" e ai fulminei cambi di tempo della versione riarrangiata di "Doin' alright". La stampa inglese però non riconosce il valore di questo lavoro, e liquida i Queen come un gruppo di "rock da supermarket" o come una brutta copia dei Led Zeppelin; si inaugura così una lunga stagione di pessimi rapporti con il quartetto inglese, durata vent'anni e mai veramente terminata. Freddie Mercury, soprattutto, fu sempre restio a incontrare la stampa, particolarmente ostile nei suoi confronti, e sono molto rare le interviste da lui rilasciate. I Queen instaurano invece da subito un rapporto stretto con il pubblico, principalmente grazie ad apparizioni live sempre più coinvolgenti che attirano centinaia di fan devoti e sono caratterizzate da un'atmosfera e un entusiasmo fuori del comune. Nel novembre 1973, per una data all'Imperial College, i biglietti vanno esauriti in poche ore;
subito dopo i Queen partono per un tour di supporto ai Mott The Hoople di lan Hunter che si conclude con un concerto all'Hammersmith Odeon di Londra davanti a 7.000 paganti.
"In quegli anni era di moda apparire trascurati", ricorda Brian; "I musicisti salivano sul palco, abbassavano la testa e suonavano senza mai guardare il pubblico; noi reagivamo a quella tendenza, abbiamo sempre voluto che ogni concerto fosse per gli spettatori un evento indimenticabile e abbiamo sempre cercato di dare tutto di noi stessi per farli divertire". In questo periodo Freddie chiude ogni concerto lanciando rose dal palco o brindando con champagne e dialoga molto con il pubblico, che intona l'inno britannico "God save the queen" al termine delle esibizioni: un rito che durerà anni. L'esordio dei Queen nel mondo rock è quindi caratterizzato da diverse componenti. Va sottolineato che il materiale dell'album "Queen" era già superato al momento della pubblicazione, in quanto frutto del lavoro di alcuni anni prima e basato prevalentemente su pezzi composti nel corso delle rispettive esperienze giovanili. Brian rammenta il
disappunto della band: "Il nostro primo disco ci appariva già fuori moda. Erano successe molte cose: per esempio era esploso David Bowie, che era della nostra generazione e ce l'aveva fatta, e ci preoccupavamo che sembrasse che noi ci fossimo accodati, mentre eravamo rocker glam già da molto tempo". Emergono però anche certezze su cui i Queen costruiscono il proprio successo: nonostante siano un gruppo esordiente sono seguiti da un pubblico numeroso e affezionato e sono capaci di straordinarie prestazioni dal vivo. Hanno inoltre già pronti i pezzi del nuovo album, tra i quali "Seven seas of rhye", e sono animati da grande determinazione oltre che da una professionalità che stupisce tutti; curano da soli la propria immagine in ogni dettaglio, indossando soprattutto gli eccentrici abiti disegnati per loro da Zandra Rhodes, stilista del gruppo per molti anni, e si occupano personalmente della grafica degli album e dell'impianto luci dei concerti. Il logo del
gruppo, basato sui segui zodiacali dei componenti, è stato disegnato da Freddie Mercury.
L'8 marzo 1974 viene pubblicato "Queen II", che raggiungerà la 35ª posizione britannica: album complesso, ambizioso, enigmatico, è il manifesto definitivo di quello che i Queen dei primi anni rappresentano dal punto di vista musicale, ed è importante per l'immagine che propone del gruppo. Brian May dichiara: "Per me questo album rappresenta il tipo di musica che ho sempre sognato di suonare; cercavamo un sound intenso che fosse davvero qualcosa di nuovo e abbiamo voluto spingere al massimo le tecniche di studio, in cerca di nuovi orizzonti per una rock-band". Anche i testi riflettono la presenza di un preciso progetto artistico: il tema del bianco e nero, nato ai tempi del primo album, diventa dominante; "Queen II" si basa infatti sul contrasto tra un "lato nero", composto di brani scritti da Freddie Mercury, e un "lato bianco", firmato da Brian May, con l'aggiunta di un pezzo di Roger Taylor. Il dualismo tra
l'anima bianca e quella nera del gruppo è esemplificato dalla contrapposizione di "White queen", poetica storia d'amore, con "The march of the black queen", inquietante e multiforme brano sulla conversione alle forze del male, in cui sono presenti richiami alle tradizioni orientali e mistiche che hanno sempre affascinato Freddie Mercury. I suoi testi in particolare risultano enigmatici e contorti, anche perché Freddie si è sempre rifiutato di spiegarne origine e significato, sostenendo che l'interpretazione che ogni ascoltatore riesce a dare è quella giusta. Le storie fantastiche raccontate da Brian May traggono invece spunti dalla mitologia anglosassone e soprattutto dalle opere di J.R.R. Tolkien, medievalista, filologo e autore della celebre trilogia "Il signore degli anelli", fonte d'ispirazione per molti gruppi, dai Marillion ai Led Zeppelin. I primi due brani, "Procession" e "Father to son", introducono un racconto sulla eterna
lotta tra il bene e il male, che si svolge sotto forma di battaglie ("Ogre battle"), amori contrastati ("Nevermore") e conflitti tra potenze oscure ("Seven seas of rhye"), e che risulta incentrato sulla compresenza nell'uomo di forze opposte e sulla ricerca della propria via e della propria regina e amante. "The fairy feller's master stroke" esula da questo tema: pur rimanendo in ambito fantasy, è frutto di una differente operazione artistica; all'apparenza un elenco disordinato di strampalate figure, il testo rappresenta invece una precisa descrizione dei personaggi dell'omonimo quadro del visionario pittore inglese Richard Dadd, raffigurante un incontro di abitanti del regno delle fate. La copertina e la grafica dell'album, curate da Mick Rock e basate su una foto di Marlene Dietrich, propongono un'immagine ambigua e raffinata di Freddie Mercury, passata poi alla storia e diventata simbolo del gruppo fino all'apparizione al "Live aid"
negli anni '80, che segnerà una svolta radicale consacrando Freddie come sex-symbol.
Subito dopo la pubblicazione dell'album, come d'abitudine, i Queen partono per un lungo tour britannico nel corso del quale "Queen II" raggiunge il 7° posto in classifica. Nell'aprile dello stesso anno (1974) i quattro attraversano l'Atlantico alla conquista dell'America, di nuovo in compagnia dei Mott The Hoople e, in alcune date, degli Aerosmith di Steven Tyler e Joe Perry. La tournée si interrompe improvvisamente dopo meno di un mese a causa del ricovero di May in ospedale per una grave forma di epatite; i sogni di gloria terminano con un risveglio drammatico, soprattutto per Brian che attraversa una grave crisi sentendosi in qualche modo responsabile di un eventuale fallimento del gruppo dovuto alla lunga sosta forzata. Freddie, Roger e John, che non hanno mai pensato di sostituire Brian, prendono tempo per registrare nuove tracce alle quali aggiungere in seguito le parti di
chitarra e i cori, mentre Brian in ospedale continua a comporre testi, alcuni dei quali, come "Now I'm here" sull'esperienza del tour americano, risulteranno tra i maggiori successi del gruppo. A settembre i Queen vengono premiati da una sosia della regina d'Inghilterra con il disco d'argento per la vendita di 100.000 pezzi del loro ultimo lavoro.
La consacrazione arriva con la pubblicazione di "Killer queen / Flick of the wrist", una perla nel contesto glam e un esempio perfetto dello stile del gruppo: il singolo entra direttamente in classifica e viene nominato miglior singolo dell'anno dalla stampa specializzata. "La gente si aspettava da noi un po' di musica energica, un po' di hard-rock", dichiara Freddie Mercury, "e invece noi abbiamo fatto questo pezzo che nessuno avrebbe mai immaginato, e abbiamo dato ai fan un po' del nostro art-rock". Sull'onda della loro primo hit in ottobre viene pubblicato "Sheer heart attack", e per promuoverlo i Queen si esibiscono in due serate di tutto esaurito al Rainbow Theatre di Londra, ricevendo definitivamente l'investitura di star. Il nuovo album non è più basato sul binomio May-Mercury, contiene invece preziosi contributi di Roger e John; non ha una particolare linea tematica ma è considerato un classico del rock, fonte
d'ispirazione per numerosi gruppi degli anni '80 e '90, dagli Extreme di Nuno Bettencourt ai Metallica, i quali reinterpreteranno anche "Stone cold crazy", brano precursore dell'heavy-metal. Il lavoro di chitarra di Brian May, che trova ampio spazio in brani come "Brighton rock" e "Now I'm here", è stato materia di studio per tutti i grandi chitarristi dei tempi recenti, da Joe Satriani a Eddie Van Halen a Steve Vai, e ha riscosso l'ammirazione di tutti i protagonisti della sua generazione, da Joe Walsh a Jeff Beck a Eric Clapton, rendendolo uno tra i migliori solisti del mondo.
"Sheer heart attack" raggiunge il 20° posto in Gran Bretagna e il 12° negli USA. Ma il 1975 segna l'inizio di un grande amore tra i Queen e il Giappone: al loro arrivo all'aeroporto di Tokyo in occasione della prima tournée nella terra del sol levante la band viene accolta da una folla di oltre 3.000 fan in delirio. Il "Japan Tour '75" è contrassegnato da un fenomeno di "Queen-mania" degna dei Beatles, e da questo momento si instaura un rapporto molto profondo con il popolo giapponese; Freddie, in particolare, resta affascinato dalla cultura orientale, e ispirandosi a essa imposta un nuovo look che verrà mantenuto per alcuni anni, fino alla svolta "macho" della fine degli anni '70.
Nell'estate dello stesso 1975 il gruppo comincia a lavorare al nuovo album, portandosi sulle spalle il peso di un tour molto impegnativo, parzialmente annullato a causa di problemi alla gola accusati da Freddie e di controversie relative alla risoluzione del rapporto con la Trident. I Queen firmano un nuovo contratto con la EMI; felici di essersi lasciati alle spalle un manager come Jack Nelson, cui dedicano la canzone-invettiva "Death on two legs", entrano in studio molto motivati, convinti di avere le potenzialità per conquistare il mondo del rock. Da queste premesse nasce e si sviluppa "A night at the opera", album complesso e tra i più costosi mai realizzati fino ad allora. La grande energia dei quattro e soprattutto la voglia di Brian di sperimentare nuovi suoni e complesse orchestrazioni danno vita a pezzi che combinano in modo equilibrato grandeur ed epicità; in brani come "Good company", "Seaside rendezvous" e "Lazing
on a sunday afternoon", ispirati anche nei testi ad atmosfere anni '20 tipiche dell'art-rock e particolarmente gradite a Freddie, Brian sperimenta suoni particolarissimi, riuscendo a riprodurre fiati, archi e ottoni. Particolare evidenza assume l'uso sapiente delle armonie vocali costruite con numerose sovraincisioni, che portano il gruppo all'attenzione della critica.
"The prophet song", canzone di Brian ispirata da una visione avuta in sogno, è un esempio di questa tecnica inventata e sviluppata dai Queen; ma il massimo risultato di questo modo di comporre è "Bohemian rhapsody", canzone-simbolo del progetto musicale e artistico chiamato Queen, il cui testo enigmatico si sviluppa in una successione di quattro diversi momenti musicali che ruotano intorno alla celebre sezione operistica per la quale era occorsa una settimana di lavoro. Roy Thomas Baker, testimone della genesi di un pezzo che è diventato un classico del rock, ricorda: "È stato un lavoro terribile, una settimana intera per cercare di realizzare le idee di Freddie; ogni volta che m'illudevo di aver finito con i cori arrivava Freddie e diceva: 'Ho pensato di aggiungere ancora un po' di 'Galileo'!'...". Il brano dura quasi sei minuti, troppo per essere promosso in
radio; tuttavia un DJ amico di Freddie, Kenny Everett, innamorato della canzone, la trasmette alla radio per ben 14 volte nel corso di una giornata. La EMI viene inondata da una tale massa di richieste da essere costretta a pubblicarlo: in due settimane "Bohemian rhapsody" vende 150.000 copie, segnando una svolta epocale per tutta la musica rock. A favorire il successo del pezzo c'è anche la realizzazione di un videoclip per i circuiti televisivi, uno fra i primi nella storia del nuovo mezzo promozionale. Grazie a queste premesse l'album riscuote un successo clamoroso, raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutta Europa e conquista il primo disco di platino per i Queen. Il boom di "A night at the opera" fa tornare in classifica anche gli album precedenti, mentre il gruppo parte per una nuova tournée tra Europa, Stati Uniti, Giappone e Australia, che si conclude il 18 settembre 1976 con un concerto gratuito all'Hyde Park di Londra, in occasione del quale un
pubblico di quasi 150.000 persone festeggia la band, che propone anche brani del nuovo album.
Il quinto disco, "A day at the races", viene pubblicato il 10 dicembre 1976, e come il precedente porta un titolo ispirato a un film dei fratelli Marx. "Somebody to love", esemplare dello stile compositivo di Mercury, si impone subito ai vertici delle classifiche, preannunciando l'affermazione dell'album che però, nonostante l'indubbia qualità, viene da molti giudicato inferiore al precedente, e non ne ripete il successo. "Teo torriatte", omaggio ai fan nipponici con un'intera strofa cantata in giapponese, diventa il momento centrale delle successive esibizioni del gruppo nel paese del sol levante. "Tie your mother down", composta appositamente per aprire gli spettacoli dal vivo, diventa uno dei cavalli di battaglia del gruppo, mentre brani come "Good old-fashioned lover boy" e "The millionaire waltz" esaltano lo stile di Freddie basato sull'unione di armonie vocali e raffinate esecuzioni pianistiche con
testi romantici e dandy. "Drowse", "You and I" e "Long away" (dedicato alle stelle, grande passione di Brian) sono esempi della raggiunta maturità esecutiva e compositiva di Taylor, Deacon e May; mai eseguite dal vivo, questi brani rivelano la loro attitudine a esprimere in musica sottili sensazioni capaci di colpire al cuore gli appassionati.
Dopo le affermazioni a livello planetario ormai consolidate con "A day at the races" e dopo i trionfali concerti all'Earls Court, il gruppo decide di rimettersi in gioco e di stravolgere parzialmente alcuni dei cardini sui quali, fino a quel momento, si è basato in gran parte il proprio successo: i Queen stabiliscono di fare a meno del loro produttore Roy Thomas Baker e di autoprodurre il nuovo disco. Luogo prescelto sono gli studi londinesi di Basing Street. Poco prima di cominciare le prove, Roger Taylor pubblica il suo primo singolo da solista, "I wanna testify", rivisitazione di un brano dei Parliaments di George Clinton, in cui Taylor suona tutti gli strumenti. Il singolo non riscuote alcun successo; nell'Inghilterra di questi anni si è ormai definitivamente imposto il punk con la sua carica distruttiva nei confronti della maggioranza dei prodotti musicali realizzati negli anni precedenti; i gruppi di art e progressive rock si trovano
smarriti, e anche i Queen percepiscono questa sensazione che si va diffondendo nell'ambiente musicale. Malgrado tutto ciò, il gruppo pare deciso a dimostrare che gli stimoli per continuare non sono esauriti e che c'è ancora posto per la sua originale creatività.
"News of the world", settimo album della serie, esce il 28 ottobre 1977 dopo soli due mesi e mezzo di lavoro, e si rivela uno dei prodotti più riusciti della carriera dei Queen. In questo disco confluiscono astutamente tutti gli ingredienti per accontentare la vecchia guardia dei fan e per soddisfare gli appassionati dei nuovi generi musicali. Le due canzoni che aprono il lavoro, "We will rock you" e "We are the champions", omaggio agli spettatori dell'ultima tournée, e forse le due canzoni in assoluto più celebri dei Queen e in generale del rock di quegli anni, sembrano nate apposta per diventare un tutt'uno, e in quasi tutto il mondo vengono pubblicate come doppio singolo. Sia May che Mercury, sensibili alle ovazioni raccolte dal vivo, le propongono come due inni da stadio, che di fatto accompagneranno tutte le più grandi manifestazioni sportive degli anni a venire. Brian May spiega così questo legame: "La nostra musica è
sempre stata molto coinvolgente, capace di unire le persone e abbracciare una folla in un comune stato di gioia ed esaltazione; è esattamente quello che succede in un evento sportivo, per esempio in una partita di calcio, solo che con noi sono tutti dalla stessa parte". Ma a sorprendere sono anche gli altri brani del disco, arrangiati in modo più scarno rispetto alle abitudini ("Sleeping on the sidewalk" è addirittura in presa diretta). I Queen scoprono un sound grezzo e immediato, di indubbia efficacia, che pone in evidenza i riff taglienti di Brian e i vocalizzi potenti di Freddie, limitando le sovraincisioni, i cori e gli strumenti tipici dello stile precedente. Sebbene l'album sia fortemente orientato verso un rock-blues, i Queen non rinunciano alle sperimentazioni, cimentandosi in un pezzo come "Who needs you" di Deacon, che attinge ai ritmi latini e della black-music, e in un brano come "Sheer heart attack", che si può considerare precursore
del trash.
Il pubblico americano in particolare apprezza questo nuovo sound, e l'album raggiunge il 3° posto in classifica, mentre in patria si ferma al 4° ma viene premiato con il disco di platino. In novembre il gruppo si rimette in pista per un nuovo tour che parte proprio dagli Stati Uniti; i concerti suscitano un tale entusiasmo da costringere i Queen ad ampliare il set delle canzoni proposte. In questa tournée viene eseguita per la prima volta dal vivo "Love of my life", destinata a divenire un cavallo di battaglia di tutte le future esibizioni. Nell'estate del 1978 la band torna in studio; questa volta, per ragioni fiscali, ai Mountain Studios di Montreux e poi ai Super Bear di Nizza.
Il risultato finale è l'album "Jazz", il cui titolo non corrisponde a un così radicale cambio di genere musicale. Viene pubblicato nel novembre 1978 e bissa il successo di "News of the world" sia in Gran Bretagna che negli USA. Il party di presentazione alla stampa mondiale, svoltosi a New Orleans, è un evento memorabile e inaugura una serie di feste leggendarie per cui il gruppo è poi diventato famoso, pur attirando critiche sul suo stile di vita. Nel corso della serata oltre 400 ospiti vengono intrattenuti da prestigiatori, mangiatori di fuoco, ballerini vudù, danzatrici del ventre, spogliarelliste e generosissime groupies.
Il primo singolo dell'album è firmato dalla coppia May-Mercury: "Fat bottomed girls" è un rock-blues impostato sulla più classica sonorità Queen, il cui testo svela un aspetto sfrenato del carattere di Brian, che si contrappone alla sensibilità e dolcezza delle sue canzoni d'amore. "Bicycle race", composta da Freddie dopo il passaggio del Tour de France nelle strade adiacenti allo studio di registrazione, è una dichiarazione di disimpegno che risponde alla volontà del gruppo di non assumere atteggiamenti da profeti o da leader ideologici e di volersi impegnare soltanto nell'intrattenimento del proprio pubblico. L'album, pubblicato il 10 novembre 1978, viene accolto negativamente da buona parte della stampa, ma sarà rivalutato in seguito; le sperimentazioni di Mustapha, con richiami alla musica turca, l'hard-rock di "Dead on time", con assoli in stile Van Halen, e il blues di "Dreamers ball" riescono a convincere anche i
più scettici che i Queen hanno saputo impossessarsi dei più disparati generi musicali senza mai perdere la loro inconfondibile identità.
Sul fronte concertistico la band, a detta di molti, raggiunge il suo culmine in questo periodo; il tour parte ancora una volta dagli Stati Uniti e a gennaio si sposta in Europa; i luoghi prescelti per le esibizioni sono palasport e grandi spazi. Le prestazioni risultano davvero sconvolgenti sia dal punto di vista scenico sia da quello musicale, e i Queen si confermano una delle migliori live band in circolazione. Freddie si presenta sul palco completamente vestito di pelle, con un look "macho" da motociclista, ma ironizza su di sè indossando un paio di scarpe da ballerina; il gruppo intende offrire uno spettacolo completo che valga davvero il prezzo del biglietto, e si direbbe che riesca a raggiungere lo scopo. Le esibizioni rimaste famose sono quelle di Parigi e Monaco e i tre concerti in Jugoslavia, dove il pubblico, non abituato a simili grandi eventi, tributa alla band un'accoglienza indimenticabile. Frutto di questa tournée è "Live killers",
doppio album dal vivo. Tutto il calore e il fragore dei palasport vengono restituiti all'ascoltatore in modo ineccepibile, e il punto di forza dell'opera sta proprio nell'autenticità conseguita dalla produzione. Roger Taylor dichiara pubblicamente di non gradire queste registrazioni, ma probabilmente avrà modo di ricredersi, considerato anche che la stampa, per una volta, riconosce all'album tutti i suoi meriti. Il riascolto di tutto il materiale si svolge a Montreux, e i membri del gruppo, sempre più contenti degli studi Mountain, decidono di comprarseli.
Il 1979 è un anno che i Queen dedicano al piacere di fare musica senza preoccuparsi di lavorare a un album. Passata l'estate i Queen si ripresentano al loro pubblico con il nuovo singolo "Crazy little thing called love". La composizione è molto diversa da quelle del passato e la critica pare apprezzarla; il successo è notevolissimo in tutto il mondo e viene raggiunta la prima posizione in molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Dopo l'uscita del nuovo singolo si sentono pronti per affrontare un nuovo tour e decidono di suonare in piccoli spazi per avere un più stretto contatto con il proprio pubblico; il loro entourage viene dunque incaricato di trovare locali adatti, che non siano veri e propri teatri. All'iniziativa viene subito data la denominazione di "tour folle": tutti si dimostrano felici di poter suonare senza subire alcuna pressione o esigenza promozionale. In dicembre il gruppo è invitato a suonare all'Hammersmith Odeon per il
festival benefico "Rock for Kampuchea"; nella serata a loro disposizione (quella di apertura) i Queen danno il massimo, dimostrando di non temere l'agguerrita concorrenza che si sta aprendo nel panorama musicale, e riescono a mettere in scena una performance serratissima, di grande presa sugli spettatori. Alla fine della tournée viene pubblicato un nuovo singolo che nelle previsioni non dovrà far parte di nessun album: "Save me", composta da Brian, riscuote buon successo.
Con il mese di gennaio il gruppo si trasferisce al gran completo a Monaco, dove inizia a lavorare a due progetti contemporanei: il nuovo album e la colonna sonora per il film "Flash Gordon". In loro compagnia c'è un nuovo produttore, il tedesco Mack. Il singolo che prepara il lancio dell'album è "Play the game"; il video aumenta lo sconcerto tra i fan della vecchia guardia, e l'apparizione di Freddie con capelli corti e baffi provoca una ironica valanga di rasoi agli uffici della EMI inglese. L'album "The game" vede la luce il 30 giugno 1980 e contiene anche le due tracce pubblicate l'anno precedente. Per la prima volta il gruppo si cimenta con sintetizzatori in alcuni brani; il risultato finale non è deludente. Le composizioni risultano meno elaborate che in passato, e la loro durata media è inferiore ai quattro minuti. Dal disco verrà estratto un altro
singolo di grande successo: "Another one bites the dust" sarà il singolo più venduto della storia del gruppo e farà triplicare le vendite dell'album in tutto il mondo. L'altro pezzo importante, "Dragon attack", è invece un brano funk-rock dal testo enigmatico. Il tour che segue ottiene, come sempre, un successo clamoroso, e durante il suo svolgimento la scaletta si arricchisce di alcuni frammenti dell'album "Flash Gordon", colonna sonora del film omonimo pubblicata in dicembre. Il disco raccoglie tutti i commenti musicali che accompagnano le scene del film e anche i dialoghi dei personaggi. Per la verità il film appare un colossale fallimento, e la sua colonna sonora, pur meritando maggiore attenzione rispetto al lungometraggio, resta condizionata dal risultato generale; il singolo e motivo portante "Flash" riscuote comunque una notevole affermazione.
Il 1980 giunge al termine e i Queen, in appena sette anni di carriera discografica, hanno venduto 45 milioni di album e 25 milioni di singoli. Galvanizzati da un successo così imponente e vogliosi di trovare nuovi stimoli, i quattro componenti del gruppo decidono di organizzare una tournée in Paesi fino ad allora mai visitati: nel 1981 si esibiscono per la prima volta in Argentina, Brasile, Messico e Venezuela (dove danno un solo concerto, essendo altri quattro annullati), aprendo una strada che sarà battuta in seguito da molti altri gruppi rock. I risultati sono clamorosi; in Argentina, nel periodo successivo alla loro visita, figurano dieci loro album nella classifica dei dieci album più venduti.
A marzo vede la luce il primo esperimento solistico di uno dei membri della band: Roger Taylor pubblica "Fun in space", in cui suona tutti gli strumenti e con il quale vuole sperimentare generi altrimenti preclusi all'interno del gruppo. Il successo è buono, ma il batterista non dimostra alcuna intenzione di avviarsi verso una carriera solistica; la predisposizione a collaborare con altri è vivamente sentita: in questo periodo, durante una visita casuale di David Bowie (anch'egli frequentatore dei Mountain Studios), il gruppo si produce in una jam-session notturna dalla quale nascerà "Under pressure". Il singolo, pubblicato nell'ottobre 1981 con la brillante "Soul brother", anticipa l'uscita del primo greatest-hits della band, messo in vendita in novembre insieme a un libro fotografico e a una videocassetta contenente tutti i videoclip dei Queen. Con le vendite dell'antologia che vanno a gonfie vele e i clamorosi successi live ancora
nell'aria, il morale del gruppo è alto, tuttavia i singoli componenti cominciano ad avvertire i segni di stanchezza dovuti alla massacrante attività che non ha mai consentito loro di rilassarsi per periodi sufficientemente lunghi.
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