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¯ Queen & Freddie Mercury 3
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Capitolo III – Crisi e rinascita (1982-1989)
Malgrado tutto ciò Mercury, May, Taylor e Deacon tornano a Monaco di Baviera per lavorare a un nuovo album; sembrano però farsi "distrarre" dalla vita di questa città che considerano molto eccitante (in particolare quella notturna), e non arrivano quasi mai in studio in condizioni psicologiche perfette. Questa voglia di sfuggire alla loro condizione di rock-star, e parallelamente di vivere la vita fino alle estreme conseguenze, è così forte che viene interpretata nel modo sbagliato e ben presto si ripercuote sul lavoro che il gruppo sta portando avanti. "Hot space", preceduto dal singolo "Body language", esce il 21 maggio 1982 e delude la maggioranza dei fan storici: le composizioni risultano frettolose, e dall'LP traspaiono i riflessi dello stile di vita attuale del gruppo. La velocità dei tempi di lavoro va a scapito della qualità finale: con rammarico, in questo disco si ascoltano canzoni dall'ottimo potenziale rivestite di
arrangiamenti approssimativi e poco meditati. Curiosamente la critica pare comunque apprezzare il risultato finale, e tutto sommato anche il pubblico dimostra di gradire le canzoni. Il tour di quell'anno è l'ultimo per i Queen negli Stati Uniti dove, da quel momento in poi, la loro popolarità subirà un netto calo. Alla fine del 1982 i membri del gruppo decidono di separarsi per un certo periodo; non si tratta di uno scioglimento definitivo, ma di un momento di pausa per ritrovare lo spirito giusto: le tensioni che iniziano a sorgere anche sul piano personale li spingono a prendere questa decisione e a dedicarsi per un po' a progetti solistici.
Freddie Mercury collabora con Giorgio Moroder, profeta della disco-music e registra il brano "Love kills", per la colonna sonora della nuova versione di "Metropolis", un classico del cinema muto diretto da Fritz Lang; inoltre inizia a lavorare al suo primo album da solista, "Mr Bad Guy", in cui si diverte a cimentarsi con vari generi musicali, dal reggae alla disco alle ballate piano-voce, e in cui compaiono anche pezzi di grande valore, ripresi poi dai Queen, come "Made in Heaven" o "I was born to love you". L'album verrà pubblicato nel 1985 ottenendo un buon successo (6° posto nella classifica britannica). Brian May registra invece il mini-LP "Starfleet", frutto di infuocate jam-session in compagnia di musicisti del calibro di Eddie Van Halen e del batterista dei REO Speedwagon, Alan Gratzer: si tratta di tre lunghissimi pezzi, tra i quali si segnala "Bluesbreaker", saggio di bravura di Van
Halen e May della durata di ben 13 minuti, dedicato a Eric Clapton. Roger Taylor lavora al suo secondo progetto solistico, "Strange frontier", in collaborazione con Rick Parfin degli Status Quo; in repertorio due cover di lusso, "Masters of war" di Bob Dylan e "Racing in the streets" di Bruce Springsteen; l'album verrà comunque pubblicato in un secondo tempo, nel luglio 1984. John Deacon è l'unico membro dei Queen a non impegnarsi in progetti solistici, anche perché privo in sè di doti canore; invece trascorrerà il tempo insieme alla sua numerosa famiglia (in questo periodo nasce il quarto dei suoi sei figli).
I Queen si riuniscono a Los Angeles alla fine del 1983; avendo sentito molto la mancanza del lavoro nel gruppo e ritrovato l'entusiasmo, iniziano subito a registrare nuovo materiale, per la prima volta negli Stati Uniti. Il primo singolo, pubblicato il 23 gennaio 1984, è "Radio Ga Ga", brano composto da Roger Taylor e ispirato dal piccolo figlio Felix il quale, commentando una musica ascoltata alla radio, aveva detto che era "radio ka-ka". Il singolo è accompagnato da un famoso video diretto da David Mallet, che contiene spezzoni del film "Metropolis" e in cui più di 300 membri del Queen Fan Club battono le mani al tempo della canzone, gesto divenuto mitico e che verrà ripetuto con perfetta sincronia dal pubblico di tutti i seguenti concerti della band. A partire dall'album "The works", i Queen iniziano a sfruttare intensamente il fenomeno dei videoclip, realizzando lavori sempre più sofisticati e originali. Celebre è per
esempio il video del singolo successivo, "I want to break free", in cui i quattro membri della band, su suggerimento della fidanzata di Roger, Dominique, compaiono travestiti da donna, interpretando i personaggi di una famosa soap-opera inglese, "Coronation Street". Il risultato è molto divertente, ma non particolarmente apprezzato da stampa e pubblico americani. "The works" viene pubblicato il 27 febbraio 1984; in Gran Bretagna raggiunge il 2° posto, ma salta direttamente al primo posto in 19 Paesi, compresa l'Italia, che proprio in questi anni scopre il gruppo inglese: Freddie e compagni partecipano come ospiti d'onore al Festival di Sanremo, e nel tour europeo che segue l'uscita dell'album si esibiscono per la prima e unica volta in Italia, al Palasport di Milano.
"The works" può essere considerato un album di passaggio dalle sperimentazioni di "Hot space" alla ritrovata vena degli ultimi lavori, e consegna alla band alcuni tra le suoi maggiori hit. Per la prima volta i testi accolgono anche tematiche sociali e politiche, raramente presenti nelle produzioni precedenti, sebbene i Queen si siano sempre impegnati in svariate iniziative benefiche. "Hammer to fall" è una presa di posizione contro le armi e l'energia nucleari, mentre i diritti relativi a "Is this the world we created?", che verrà presentata al "Live aid", vengono devoluti al fondo inglese per l'assistenza ai bambini in difficoltà. La dimensione live, sempre più importante per il gruppo, assume in questo periodo proporzioni grandiose: i Queen riempiono gli stadi di tutta Europa muovendosi su un enorme palco ispirato alle atmosfere futuriste del film "Metropolis", con enormi ruote in movimento, grandi
esplosioni e un impianto luci sempre più spettacolare. Ai concerti europei fa seguito una tournée mondiale, che registra ampio successo anche in Paesi lontani come l'Australia.
Tuttavia, un episodio fa vacillare la solida fama della band: i Queen accettano di effettuare 12 concerti a Sun City, città-Stato per bianchi ricchi in Sud Africa, simbolo della vergogna dell'apartheid. La stampa, gran parte dell'opinione pubblica e la stessa Unione dei Musicisti si scagliano violentemente contro di loro, tacciandoli di comportamento razzista; per far fronte alle critiche, i Queen intraprendono numerose iniziative benefiche a favore dei bambini di colore durante il loro soggiorno in Sud Africa, per esempio pubblicando in esclusiva un album live i cui proventi sono interamente devoluti alla costruzione di scuole e ospedali per l'infanzia. La reputazione del gruppo si oscura, ma nei mesi seguenti due grandiosi eventi musicali ne confermano definitivamente la popolarità a livello mondiale.
In virtù del grande successo ottenuto nel corso dei precedenti tour nell'America meridionale, i Queen vengono invitati a partecipare come attrazione principale a un grande festival a Rio De Janeiro, "Rock in Rio", in compagnia di molti altri artisti quali AC/DC, Yes, George Benson, James Taylor, Iron Maiden, Def Leppard. È uno dei più grandi festival di tutti i tempi, trasmesso in diretta televisiva in tutto il Sudamerica, e ai Queen viene riservato l'onore di chiudere la manifestazione; la band sale sul palco il 12 gennaio alle due del mattino, e rimane a bocca aperta di fronte alla sterminata distesa di spettatori; al momento del concerto dei Queen sono presenti 250.000 persone, il più grande pubblico pagante per un singolo concerto, un record assoluto ancora imbattuto. Il duetto di Freddie con la marea di persone sulle note di "Love of my life" è uno dei momenti più intensi e grandiosi della storia del gruppo.
Il 13 luglio 1985 è un'altra data molto importante per il rock: per la prima volta infatti i più grandi artisti del mondo decidono di unirsi per dare vita a un enorme spettacolo di beneficenza, il già citato "Live aid", in favore delle popolazioni dell'Etiopia colpite da una grave carestia. Organizzato da Bob Geldof, l'avvenimento si svolge in contemporanea al Wembley Stadium di Londra e a Philadelphia, negli Stati Uniti, e viene trasmesso in diretta in tutto il mondo, registrando l'adesione di uno sterminato numero di gruppi e musicisti. Definito dallo stesso Geldof un "juke-box globale", lo show si basa su una veloce alternanza di esibizioni, ognuna della durata di 20 minuti. I Queen salgono sul palco alle sei di sera, senza aver fatto alcun sound-check e con solo alcuni dei tecnici di palcoscenico a disposizione, e presentano un set esplosivo e molto rapido, in modo da condensare nel breve tempo concesso tutta la loro energia. I 20 minuti
del "Live aid" consegnano alla storia i Queen e fanno di Freddie Mercury una leggenda. Tutti gli artisti, il pubblico, i critici e per una volta la stampa sono d'accordo nel considerarli i migliori in assoluto, capaci di monopolizzare l'attenzione e sbalordire il mondo. Freddie in particolare domina l'evento, ipnotizzando il Wembley Stadium e facendolo esplodere: davanti a tutto il mondo costruisce il suo mito di insuperabile front-man; l'immagine di Freddie sorridente mentre la folla canta "We will rock you" è il simbolo della musica e della personalità dei Queen. Per tutti i componenti della band il "Live aid" rappresenta una svolta, una scarica di adrenalina che cancella ogni dubbio e riaccende l'entusiasmo. John Deacon dichiara: "I Queen non erano più un gruppo unito ma quattro individualità che lavoravano insieme. Il 'Live aid' ci ha totalmente rivitalizzati, restituendoci l'entusiasmo di un tempo".
I Queen si chiudono subito in studio e iniziano a lavorare per registrare un nuovo album e poi partire per un'altra tournée europea. Il 14 novembre 1985 viene pubblicato il singolo "One vision", brano travolgente in cui il riff tagliente di Brian sembra ingaggiare una gara con i vocalizzi potenti di Freddie, ispirato dal famoso discorso del sogno di Martin Luther King e inserito nella colonna sonora del film "Iron eagle" (in italiano "L'aquila d'acciaio"). Durante queste prime sessioni di prove i Queen vengono contattati da Russel Mulchay, regista e produttore di videoclip che sta lavorando al suo primo film, "Highlander", destinato a diventare un cult; la band accetta di scriverne la colonna sonora e di pubblicarla come un proprio album, e inizia a registrare brani ispirati alle scene del film. Contemporaneamente, con la regia di Russel Mulchay, girano i videoclip di "A kind of magic", nel quale Freddie impersona un
mago che trasforma in rock-star tre barboni interpretati da Brian, Roger e John, e di "Princes of the universe", nel quale compare anche il protagonista di "Highlander", Christopher Lambert. Il singolo "A kind of magic" viene pubblicato il 17 maggio 1986 ed entra nella classifica britannica al 3° posto, raggiungendo la prima posizione in altri 35 Paesi. L'omonimo album entra invece direttamente alla n° 1 anche oltre-Manica, e ci resta per 13 settimane consecutive, conquistando due dischi di platino. L'album non è una colonna sonora tradizionale, bensì un lavoro autonomo i cui brani accompagnano in modo perfetto le scene del film. Mulchay dichiara: "Ho sempre desiderato lavorare con i Queen perché hanno un approccio molto visivo alla musica; le composizioni per 'Highlander' sono potenti, perfette per il mio film, a cui serve questa energia". Una grande energia pervade in effetti il quattordicesimo album dei Queen, trasmettendo nei brani tutta
la carica e l'entusiasmo dell'esperienza "Live aid", ritrovando la vena rock più genuina. I membri del gruppo si esprimono ai massimi livelli, come musicisti e soprattutto come autori, per esempio firmando ciascuno i quattro singoli tratti dall'album ("One vision" di May e Mercury, "A kind of magic" di Taylor, "Who wants to live forever" di May, "Friends will be friends" di Deacon e Mercury), tutti di grande successo. L'atmosfera magica ispirata dal film si unisce alla consueta versatilità e creatività, dando luogo a efficaci soluzioni musicali, che rendono quest'album uno dei migliori della band per intensità e potenza.
L'estate del 1986 vede i Queen ancora padroni dell'Europa con il grandioso "Magic Tour", iniziato il 6 giugno al Rasunda Stadium di Stoccolma e conclusosi a Knebworth il 9 agosto. La macchina live dei Queen raggiunge nel corso di questo tour il suo apice; il palco è il più grande mai costruito, così come l'impianto luci, e il set di canzoni preparato per la tournée è un mix ben studiato di brani nuovi e classici, tutti riarrangiati in versioni particolarmente potenti, sorta di carrellata sulla storia del gruppo capace di attirare sia i fan più accaniti sia chi li conosce poco. Una data particolarmente importante è quella al Nepstadium di Budapest il 27 luglio: è la prima volta che oltre la cortina di ferro il rock viene presentato in grandi spazi; Freddie e compagni danno vita a uno spettacolo memorabile, come documenta il relativo video, riuscendo a conquistare in un attimo un pubblico assolutamente
nuovo, in particolare quando eseguono in segno di gratitudine una canzone popolare ungherese duettando con la folla. In patria, i Queen raccolgono in sole sei date più di 400.000 spettatori, stabilendo un record assoluto, con due concerti consecutivi al Wembley Stadium (11 e 12 luglio) da cui verrà tratto un doppio album; qui Freddie chiude lo spettacolo vestito da re, con manto di pelliccia e corona, e smentisce ogni voce di problemi nel gruppo con parole che risultano purtroppo profetiche: "Non siamo poi tanto male per essere quattro vecchie regine del rock, staremo assieme finché, cazzo!, non saremo morti!". Il "Magic Tour" si chiude a Knebworth davanti a quasi 200.000 persone; è l'ultimo concerto dei Queen, che lasciano al loro pubblico il ricordo della loro esibizione più spettacolare e grandiosa e l'immagine di un gruppo che ha saputo esaltare la dimensione live come nessun altro. Freddie saluta per sempre i suoi fan alzando la corona con queste parole:
"Arrivederci, bellissime bellezze! Siete stati un pubblico straordinario, buonanotte, sogni d'oro, vi amo!".
In questo periodo, Freddie ha già contratto il virus dell'AIDS, sebbene i test a cui si sottopone diano ancora esito negativo. Il 1987 è un anno tranquillo per i Queen, che devono smaltire la sbornia dell'ultimo tour, da cui viene tratto l'album "Live magic". Freddie si impegna in progetti solistici: il remake del brano dei Platters "The great pretender", di cui realizza un divertente video dove compare vestito da donna in compagnia di Roger Taylor e dell'amico Peter Straker; la partecipazione al musical "Time" di Dave Clark; e l'innovativo progetto di "Barcelona", cross-over di lirica e rock realizzato in coppia con la grande interprete operistica Montserrat Caballé, la cui title-track sarà l'inno dei giochi olimpici svoltisi proprio in questa città spagnola nel 1992. Questo progetto è l'inizio del grande sogno di Freddie di poter mettere in scena un esempio di arte globale, in cui possano convivere danza, musica
classica e moderna; purtroppo la malattia non gli permetterà di realizzare le sue idee. Roger Taylor invece forma un gruppo, i Cross, di cui è chitarrista ritmico e cantante solista, e nel gennaio 1988 pubblica l'album "Shove it", cui faranno seguito "Mad, bad and dangerous to know" nel 1990 e "Blue rock" nel 1991.
Nel 1988 i Queen si ritrovano in studio per preparare un nuovo lavoro, dopo il più lungo intervallo tra un album di studio e il successivo (quattro anni), e decidono di adottare una nuova politica nella registrazione del materiale: fin dagli anni '70, su suggerimento di Freddie, ogni componente della band era solito scrivere e proporre un brano completo, indicando agli altri membri esattamente come voleva che fosse suonato, il che creava molti problemi e dissidi, soprattutto sulla scelta dei singoli, oltre a un eccessivo individualismo nel modo di lavorare; a partire da "The miracle" ogni canzone viene accreditata ai Queen, senza indicare di chi sia l'idea originale, e tutte le composizioni vengono discusse e realizzate da tutti gli elementi del gruppo. L'album viene pubblicato nel maggio 1989 e sale direttamente al primo posto, anticipato dal singolo "I want it all", subito 3° (la più alta new-entry del gruppo). I Queen ormai dominano
completamente il mercato discografico mondiale, e ogni lavoro è accompagnato da una massiccia campagna pubblicitaria e d'immagine, curata personalmente dai quattro. La copertina dell'album è una particolare realizzazione grafica in cui i quattro volti elaborati al computer sono uniti in un'unica testa, a sottolineare la grande coesione del gruppo; anche i videoclip sono molto originali, soprattutto quello di "Breakthru", in cui i Queen suonano su un treno lanciato in corsa. "The miracle" viene accolto in modo vario da stampa e pubblico; molti giudicano il lavoro inferiore al precedente e troppo blando dal punto di vista musicale e dei testi, che ritornano allo stile "disimpegnato" caratteristico del gruppo. In realtà l'album è al solito una carrellata di generi diversi, personalizzati con gli elementi del tipico sound Queen, dal funk-soul di "My baby does me" al pop-rock di "Breakthru", e contiene momenti di potente rock, dalla
travolgente "I want it all", in cui Brian dimostra ancora una volta tutta la sua abilità, a "Party" e "Khashoggi's ship", registrati praticamente in presa diretta, fino a "Was it all worth it?", celebrazione della vita esaltante delle rock-star il cui testo può essere considerato il vero testamento di Freddie Mercury. Contrastano con questi alcuni brani piuttosto "leggeri", come "Scandal" o "Invisible man", ma la band dimostra di non aver perso energia: lo testimonia anche la presenza di vari brani di grande valore scartati, non inseriti nell'album ma frutto delle medesime sedute di registrazione.
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