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¯ Queen & Freddie Mercury 4

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Capitolo IV – L'ultima fase (1990-1992)

L'assenza di qualsiasi progetto per un tour alimenta voci sul cattivo stato di salute di Freddie, che pure appare in buona forma nei video di "The miracle". La malattia ha già iniziato a minare la salute del cantante, il quale, volendo mantenere una riservatezza assoluta e conoscendo i metodi della stampa scandalistica, decide di non rivelare niente per non allarmare chi gli sta intorno, e di concentrarsi sul suo lavoro. In realtà i Queen riempiono ancora le pagine dei giornali per le loro sregolatezze, come il grande party che nel 1990 celebra il ventennale della carriera o la festa per il 40° compleanno di Roger Taylor, che con uno spettacolo di luci laser mette in allarme tutti i centri di osservazione degli ufo. Il gruppo ritorna in studio nel 1990, mentre lo stato di salute di Freddie finisce sulle prime pagine dei giornali in seguito a un'apparizione in pubblico (per la consegna di un premio alla carriera ai Queen da parte dell'industria fonografica britannica) in cui il cantante appare piuttosto provato e smagrito. Gli altri componenti della band sottolineano l'unità del gruppo sul piano personale, rifiutandosi di rilasciare dichiarazioni e confermando l'uscita imminente di un nuovo album.

Il lavoro di registrazione si svolge tra Londra e Montreux, dove Freddie sfugge spesso alle attenzioni della stampa; ormai molto debilitato, Mercury concentra tutte le sue energie nella registrazione dell'album, in cui trova uno stimolo per continuare la propria battaglia. Il frutto di questa commovente forza di volontà è "Innuendo", capolavoro assoluto in cui la voce di Freddie e tutto il gruppo toccano i vertici: lo stile musicale dei primi album, recuperato e rinnovato, si fonde con le nuove sonorità e le sperimentazioni musicali che caratterizzano la maturità della band, e ne emerge una sintesi che rappresenta un traguardo per tutta la musica rock. Il singolo omonimo è un brano maestoso e complesso che riassume tutto lo stile Queen, collegato direttamente al manifesto "Bohemian rhapsody", con cui gareggia in lunghezza (più di sei minuti). Pubblicato il 14 gennaio 1991, il singolo vende 100.000 copie nella prima settimana entrando subito in testa alle classifiche europee, seguito con ugual fortuna il 4 febbraio dall'album. "Innuendo" è un lungo e contrastato discorso musicale e poetico sui temi dell'esistenza, dell'amore, una ricerca dei valori più veri e preziosi che possano dare serenità e pace. Non è del tutto giustificato cercare in ogni brano accenni alla malattia di Freddie, perché le idee originali risalgono in certi casi ad anni prima, ma certamente l'album è pervaso da una malinconia e serietà che lo rendono emotivamente molto intenso. "The show must go on" non è il testamento di Freddie, in quanto scritto da Brian May in onore di Mercury stesso, ma riflette la drammatica situazione interiore in cui si sono trovati i Queen durante la difficile preparazione dell'album, che Freddie ha fermamente voluto completare, mentre assistevano al declino inarrestabile del loro grande amico e cercavano di non pensare al dolore sofferto, pur di esaudire i suoi ultimi desideri. Anche "These are the days of our lives", brano composto da Roger Taylor, è un testo malinconico ma sereno, un ripercorrere con la memoria i momenti felici di una vita trascorsa insieme all'insegna della musica. Nel video che accompagna il singolo Freddie appare per l'ultima volta, e mostrando coraggiosamente il suo volto distrutto dalla malattia trova la forza per sorridere e dire per l'ultima volta ai suoi fan "I still love you".

Passano pochi mesi. Il 23 novembre 1991 Freddie Mercury diffonde un comunicato stampa in cui dichiara ufficialmente di essere malato di AIDS e di voler aiutare la ricerca per la cura del terribile male, invitando amici e fan a fare altrettanto. Il giorno dopo, alle sette di sera, l'uomo perde la sua lunga battaglia; muore serenamente nella sua casa di Kensington, stroncato da una polmonite dovuta alla debolezza del suo sistema immunitario causata dal virus. Nella notte centinaia di fan si radunano in lacrime davanti alla sua abitazione, e ovunque la notizia riempie le pagine dei giornali. Il suo corpo viene cremato secondo il rito zoroastriano, la religione praticata dai genitori. Freddie Mercury lascia in eredità gran parte della sua fortuna alla fondazione Terence Higgins Trust, e ne istituisce una propria, il Mercury Phoenix Trust, per l'aiuto alle persone affette dall'AIDS. Brian, Roger e John rilasciano la seguente dichiarazione ufficiale: "Abbiamo perso il più grande e più amato membro della nostra famiglia. Proviamo un dolore indescrivibile per la sua morte, una tristezza che è mitigata dal pensiero della sua straordinaria creatività e dell'onore e del coraggio con cui ha vissuto e con cui ha affrontato la morte. È stato un privilegio per noi dividere con Freddie momenti così magici. Appena sarà possibile, vorremmo celebrare la sua vita nello stile in cui era abituato". Alcuni mesi dopo Brian May scrive ai membri del fan-club: "Freddie ha combattuto l'AIDS per molti anni. L'arte e gli amici erano per lui le cose più importanti, e si è dedicato ad ambedue con estremo vigore. Ha voluto che nulla rovinasse la nostra musica, e affrontando il dolore ha deciso di continuare fino all'ultimo a lavorare ai nuovi dischi, senza ascoltare le nostre preghiere e cantando miracolosamente sempre più forte. Freddie non ha mai voluto compassione, ma solo ciò che i fan gli hanno sempre dato, fiducia, sostegno e compagnia, lungo la difficile strada che noi, i Queen, abbiamo cercato di percorrere. Voi gli avete dato l'aiuto per essere lo straordinario spirito libero che è stato e tuttora è. Freddie, la sua musica, la sua brillante energia creativa, queste cose sono per sempre".

Il 20 aprile 1992 allo stadio di Wembley si svolge il più grande concerto degli ultimi anni, il "Freddie Mercury tribute". Brian, Roger e John salgono sullo stesso palco per l'ultima volta, per celebrare la vita e l'arte di Freddie Mercury in compagnia dei più importanti nomi del panorama rock mondiale. Il concerto viene aperto dalle esibizioni di Extreme, Metallica, Guns N' Roses, Def Leppard e Bob Geldof; seguono i tre Queen; una schiera di straordinari artisti si unisce a loro per cantare le canzoni dei Queen ed esprimere le proprie considerazioni su Freddie Mercury e sulla malattia diventata il flagello dell'epoca moderna; George Michael, Robert Plant, Roger Daltrey, Elton John, Mick Ronson, lan Hunter, Annie Lennox e molti altri altri danno vita a un concerto leggendario, trasmesso in diretta in tutta Europa; David Bowie canta forse per l'ultima volta "Heroes" e al termine del pezzo si inginocchia e recita una preghiera per tutte le vittime dell'AIDS, riducendo al silenzio l'intero stadio. La serata si chiude con una splendida interpretazione di "We are the champions" da parte di Liza Minnelli cui si uniscono tutti gli artisti presenti per un grande coro finale. Sull'ultima nota Roger Taylor, vero motore dell'evento, prende in mano il microfono e grida al cielo di Londra: "Buonanotte Freddie, ti amiamo!".

Gli anni seguiti alla morte di Freddie Mercury sono senz'altro stati, dal punto di vista umano, i più duri per la band. Nella loro carriera non erano mancati i momenti di crisi ma l'idea di un reale scioglimento non era mai stata presa neanche in considerazione. Brian May e Roger Taylor si sono così messi alla ricerca degli stimoli necessari nel momento in cui bisogna ricominciare tutto daccapo. Ritrovare un'identità lontano dal gruppo, dopo che questo era stata la ragione principale della loro vita, non è certo stato facile; John Deacon, per esempio, non ha ancora deciso quale strada percorrere per il suo futuro. May ha pubblicato il singolo "Driven by you" all'indomani della morte di Freddie e, dopo il "Freddie Mercury tribute", l'album "Back to your light", riscuotendo un buon successo. Soprattutto ha costituito una vera live band con cui ha girato per tutto il mondo, e i consensi riscossi nel corso degli spettacoli (testimoniati dall'album dal vivo "Live at the Brixton Academy") lo hanno caricato sufficientemente da convincerlo a proseguire per l'avventura solistica. Lo stesso vale per Roger Taylor: uscito con l'album "Happiness" nel settembre 1994, ha portato una tournée in giro per l'Europa e per il Giappone; il successo ottenuto (a livello di vendite e di pubblico) è stato però inferiore a quello del collega. Per tutti questi anni i tre musicisti hanno conservato la voglia di lasciare la testimonianza di quanto avevano realizzato con Freddie quando egli, ormai troppo malato, poteva entrare in studio solo per poche ore. Dal 1988 infatti il cantante aveva coinvolto i compagni a tal punto da passare il maggior numero di ore possibile in studio. Le idee che aveva erano moltissime, ed era suo desiderio realizzarle tutte.

Per fare in modo che non andasse perso lo spirito che si era creato in quei giorni, i tre Queen rimasti, dopo aver atteso che i tempi fossero maturi, e dopo aver superato lo shock di dover lavorare sulle tracce vocali in assenza del loro esecutore, si sono incontrati prima sporadicamente e poi più frequentemente per dare un senso a tutto il lavoro svolto. Il risultato è testimoniato da "Made in Heaven": in questo album i Queen hanno voluto riproporre pezzi che erano stati concepiti dal gruppo per essere inclusi su alcuni dischi ma che poi, per diverse ragioni, erano stati esclusi dalle scalette finali e utilizzati nei lavori solistici. Qui ritroviamo quindi l'originale solarità della title-track, inizialmente pensata per "The works", così come "I was born to love you", destinata allo stesso album ma poi portata al successo da Freddie come solista. Catturare l'antico spirito di alcune canzoni, anche se a posteriori, non è l'unico elemento che sorprende del lavoro; "Let me live", per esempio, tipico standard dei Queen (dove per la prima volta Roger, Brian e Freddie si trovano tutti impegnati come voci soliste) è un trascinante inedito; mentre "Mother love" è l'ultima canzone che Freddie abbia mai cantato, e rivela una dolcezza d'animo raramente fatta trasparire nei precedenti testi dal suo autore. Il significato di tutto è comunque celato nella canzone che apre il lavoro: "It's a beautiful day" è una dichiarazione di voglia di vivere fatta da Freddie nell'unico modo che conosceva: sedendosi al piano e cantando l'amarezza di quei momenti; è un brano in cui Mercury dimostra il suo grande coraggio perché, sebbene ammetta il dispiacere, è deciso a non cedere "finché fuori ci sarà un altro bellissimo giorno da vivere".

"Se dovessi morire domani, non mi preoccuperei. Dalla vita ho avuto tutto. Rifarei tutto quello che ho fatto? Certo, perché no? Magari un po' diversamente! Io cerco solo di essere genuino e sincero e spero che questo traspaia dalle mie canzoni"; "Non cambio il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me la felicità è la cosa più importante, e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso, e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere" (Freddie Mercury, 1986, e ultima intervista, 1991).

 

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