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§ Ugo Foscolo
Di Ugo Foscolo:
Ugo Foscolo nacque a Zante (Zacinto) il 6 febbraio 1778; il padre Andrea Foscolo era un medico veneziano che lavorava nelle Isole Ionie, mentre la madre Diamantina Spathis era di origine greca, già vedova di un precedente marito. Dalla loro unione matrimoniale nacquero quattro figli, il primogenito Ugo (al battesimo gli era stato imposto il nome di Niccolò, ma nel 1797 lo cambiò in Ugo), Rubina, Gian-Dionisio detto Giovanni, e infine Costantino Angelo detto Giulio. Iniziò gli studi nell'isola nativa e li continuò nel seminario di Spalato, dove il padre si era trasferito con la famiglia per dirigere un ospedale. Nel 1788 il padre morì; mentre i figli furono affidati momentaneamente a diversi parenti, la madre si trasferì a Venezia; solo nel 1793 la famiglia si riunì. Nel capoluogo veneto Foscolo frequentò la scuola di San Cipriano di Murano, ampliò la propria cultura, fece traduzioni dal greco e iniziò a comporre versi; inoltre ebbe occasione di incontrare una nobile e colta signora, Isabella Teotochi Albrizzi, che divenne il suo primo amore: nel suo salotto aristocratico avvicinò letterati e scrittori importanti, fra i quali Ippolito Pindemonte, e suscitò la paterna attenzione di Melchiorre Cesarotti. Appassionato lettore dell'Alfieri, si animò per i valori libertari e compose la sua prima tragedia, "Tieste", di cui inviò una copia a Vittorio Alfieri, e che nel 1797 fece rappresentare con grande successo al Teatro Sant'Angelo di Venezia. Intorno a lui, mentre si compiva la fine della repubblica di San Marco, si agitavano fervori rivoluzionari; l'arrivo di Napoleone in Italia e l'eco delle sue vittorie alimentarono grandi entusiasmi. Ugo Foscolo raggiunse Bologna per arruolarsi nei cacciatori a cavallo della nuova Repubblica Cisalpina. Qui compose l'"Ode a Bonaparte liberatore", che indirizzò allo stesso Napoleone. Dopo pochi mesi, sempre nel 1797, Napoleone cedette col trattato di Campoformio Venezia all'Austria: questa decisione rappresentò una grande delusione per Foscolo, che non perdonò mai più a Napoleone una così cocente amarezza; inoltre tale avvenimento determinò, nell'animo del poeta, la consapevolezza della vanità dei sogni di libertà nelle vicende politiche, in cui dominano sempre le leggi brutali della forza. Foscolo, dopo questa triste esperienza e la fine della storia d'amore con la Teotochi, si trasferì a Milano, dove conobbe Giuseppe Parini e Vincenzo Monti, del quale amò, senza essere ricambiato, la moglie Teresa Pikler. Nel 1799, approfittando dell'assenza di Napoleone dall'Italia, l'esercito austro-russo travolse la repubblica Cisalpina e rioccupò Milano. Foscolo riprese a combattere con fervore, ma rimase ferito da un colpo di baionetta a una coscia durante la presa di Cento; per curarsi riparò a Calcara presso Lucio Turrini, quindi si rifugiò sotto falso nome presso il monastero di Monteveglio; il 30 maggio 1799 venne arrestato e condotto prigioniero a Bazzano, poi trasferito a Vignola e successivamente a Modena. Il mese dopo venne liberato dal generale Macdonald, al cui seguito rientrò a Bologna; da qui raggiunse Genova. Pur nella mischia delle battaglie in cui si contraddistinse per alcuni atti di valore, Ugo Foscolo non tralasciò mai di entusiasmarsi per le bellezze femminili che incontrava, né di continuare nelle sue composizioni letterarie. A Genova pubblicò l'ode "A Luisa Pallavicini caduta da cavallo" (1800). Nel gennaio 1801 si trasferì a Firenze, dove si innamorò di una giovane ragazza, Isabella Roncioni, sfortunatamente già promessa sposa a un aristocratico fiorentino. Tornato a Milano nel marzo 1801, scrisse l'orazione per "I comizi di Lione" e l'ode "All'amica risanata", ispiratagli dall'ardente nuova passione d'amore per Antonietta Fagnani Arese. Nell'ottobre del 1802 pubblicò la prima edizione completa delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", un romanzo epistolare a carattere autobiografico, che ebbe grandissimo successo soprattutto fra i giovani patrioti risorgimentali. Sempre a Milano, più che mai centro della vita politica e intellettuale italiana, Foscolo fece pubblicare col titolo "Poesie di Ugo Foscolo" (1803) una prima raccolta di dodici sonetti, tra i quali "Alla sera" e "A Zacinto". Nel giugno 1804, col grado di capitano di fanteria, si trasferì in Francia per prendere parte alla guerra contro l'Inghilterra, arruolandosi nella divisione italiana del generale Pino. In attesa dell'imbarco verso le coste nemiche, nel piccolo paese di Valenciennes s'innamorò di Fanny Hamilton, prigioniera insieme ad altri inglesi: dalla loro relazione nacque la sua unica figlia, Floriana, della quale perse poi le tracce. Nel 1806, fallita la preparazione dello sbarco in Inghilterra e sciolta la divisione, Ugo Foscolo tornò a Milano, ponendo fine alla vita da soldato che lo aveva coinvolto per circa dieci anni. Riprese con maggiore intensità la sua attività intellettuale, che vide in breve tempo la pubblicazione di un grande capolavoro, il carme "Dei sepolcri" (1807), una lunga poesia in versi sciolti dedicata al tema della morte e della commemorazione degli scomparsi, e, nel medesimo anno, la pubblicazione dell'opera "Esperimento di traduzione dell'Iliade" di Omero. L'anno successivo ebbe il conferimento della cattedra di Eloquenza Italiana e Latina nell'università di Pavia; successivamente gli fu revocata, e tuttavia tenne al suo corso una prima lezione: l'"Orazione inaugurale dell'origine e dell'uffizio della letteratura", a cui ne seguirono altre cinque. Ugo Foscolo in questo periodo si trovò al centro di pesanti contrasti col mondo letterario, di cui non condivideva la cultura ufficiale e accademica troppo legata alla corte milanese e alla politica napoleonica; anche le divergenze con il Monti si acuirono: quest'ultimo, insieme ai suoi seguaci, alimentò tali polemiche da determinare l'insuccesso della prima rappresentazione, alla Scala di Milano, della sua seconda tragedia: "Aiace" (1811), poi vietata dalla censura. Il poeta capì di dover lasciare Milano, e si trasferì ancora una volta a Firenze. Prese a frequentare il salotto di Luisa Stolberg, contessa D'Albany; tra i diversi ospiti fece la conoscenza di Cornelia Martinetti, con la quale ebbe una breve relazione amorosa, e la senese Quirina Mocenni-Magiotti, che Ugo Foscolo amò con una sentimento intenso e profondo, contraccambiato con sincero affetto. Fra gli artisti del gruppo conobbe Antonio Canova, impegnato in quel tempo nella creazione della scultura in marmo delle "Grazie"; Ugo Foscolo, favorevolmente impressionato da quest'opera, trasse l'ispirazione per la composizione dello carme "Le Grazie". Nel 1813 portò a termine la sua terza tragedia, la "Ricciarda", rappresentata a Bologna, e concluse pure, sotto lo pseudonimo di Didimo Chierico, la traduzione dall'inglese de "Il viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia", di Laurence Sterne, lavoro di cui diede notizia anche a Silvio Pellico. Mentre tramontava a Lipsia l'astro di Napoleone, Foscolo tornò a Milano, città che gli era sempre stata cara; ma la situazione politico-sociale era difficile, e alcuni suoi amici, Antonio Gasparinetti, Giovanni Rasori, Ugo Brunetti, accusati di complotto contro l'Austria, vennero arrestati, mentre a tutti gli ufficiali fu richiesto di sottostare al giuramento di obbedienza all'Austria. Ugo Foscolo, per non piegarsi ai nuovi dominatori, abbandonò definitivamente Milano e l'Italia nella notte fra il 30 e il 31 marzo 1815, alla volta della Svizzera. Si stabilì a Hottingen, un piccolo paese vicino a Zurigo, a pensione nella casa del parroco. Le ristrettezze economiche lo costrinsero a una vita molto povera, tanto da spingerlo a chiedere un prestito a Quirina Mocenni-Magiotti; poté comunque dedicarsi con continuità al proprio lavoro. Nel 1816, a Zurigo, riuscirà a far pubblicare l'"Hypercalypseos liber singularis", ancora sotto lo pseudonimo di Didimo Chierico. A luglio Foscolo ottenne dall'incaricato degli Affari Inglesi un passaporto per trasferirsi in Inghilterra; raggiunta Londra, venne introdotto presso Holland House, dove per qualche tempo rimase ospite di Lord Vassal Holland. Nell'ottobre 1817 lo raggiunse la notizia della morte della madre a Venezia, una perdita che lo addolorò profondamente. In questo stesso anno pubblicò l'edizione definitiva delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis". Le continue difficoltà economiche che lo assillavano e la stanchezza psicofisica concorsero a farlo nuovamente ammalare di uretrite; si recò in campagna per ristabilirsi, dove fece la conoscenza di Lady Charlotte Campbell e di Roger Wilbraham. Rientrato a Londra affittò un cottage a Moulsey, presso Hampton Court, sul Tamigi. In questo periodo, per procurarsi i necessari mezzi per vivere Ugo Foscolo si dedicò alla pubblicazione di saggi ospitati sulle maggiori riviste inglesi, interrompendo la sua attività di poeta. Alla fine del 1818 conobbe Caroline Russell, per la quale nutrì una travolgente passione non corrisposta e, ancora una volta, infelice. Nel 1821 finalmente padre e figlia si ricongiunsero: Floriana, dopo la morte della nonna Lady Mary Hamilton, andò a vivere col padre, che così ebbe accanto a sè un sincero sostegno morale e affettivo. Quando Ugo Foscolo si ammalò nuovamente, Floriana si prese cura di lui; gli consentì anche di disporre della propria eredità, sia per pagare i vecchi debiti, sia per affrontare le spese per la costruzione di una nuova grande casa, Digamma Cottage (South Bank, Regent's Park), in cui si trasferirono nel settembre 1822. Quest'ultima spesa tuttavia lasciò un forte cumulo di debiti; l'anno successivo Ugo Foscolo tenne a Londra una serie di quattordici conferenze sulle epoche della lingua italiana, ma il ricavato non bastò a coprire l'intero ammontare dei debiti. Per nascondersi ai creditori fu costretto a lasciare la sua nuova dimora e a rifugiarsi in casa di un amico, sotto falso nome; non riuscì però a sottrarsi all'arresto, e conobbe l'umiliazione del carcere. Trascorsa quest'amara esperienza, prese in affitto, sempre sotto falso nome, un'abitazione a Londra. La sua salute però era ormai gravemente minata, e Ugo Foscolo si sentiva affranto; nonostante tutto lavorava ancora con intensità, e, oltre a un considerevole numero di articoli pubblicati su diverse riviste inglesi (in particolare la European Review), scrisse il "Discorso sul testo della Commedia di Dante" e il "Discorso storico sul testo del Decameron". Nel maggio del 1827 fu costretto a trasferirsi a Turnham Green, vicino a Chiswick; il suo stato di salute era peggiorato: ammalato d'idropisia viene sottoposto a due interventi chirurgici, con esito negativo. Ugo Foscolo, sorretto dall'affettuosa assistenza della figlia, morì la sera del 10 settembre 1827; le sue ossa furono trasferite a Firenze solo nel 1871, dove vennero tumulate nel tempio di Santa Croce che egli aveva così tanto esaltato nel carme "Dei sepolcri".
CitazioniNoi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve. Ogni lacrima insegna ai mortali una verità. Colui che ama se stesso sopra ogni cosa non passa per la porta del regno dei cieli, allo stesso modo in cui il dito della sposa, se è ripiegato su se stesso, non entra nell'anello offerto dallo sposo. L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentare con novità. La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia, due quarti alla sorte, e l'altro quarto ai loro delitti. La noia proviene o da debolissima coscienza dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo. Le laide e sciocche consuetudini sono la corruzione della nostra vita. Il coraggio non deve dare diritti per soperchiare il debole. |
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