Poesia e dintorni

Scrivici / Segnala errori «
Non clikkare qui! «

Font: A A A «

Novità nel sito «

Musica

Poesia

Umorismo

Trash

Deathclock

Sito

Forum

 

 

Apollinaire
Beckett
Blake
Borges
Brecht
Brontë
Byron
Caproni
Carducci
Catullo
Celan
Dickinson
Foscolo
Garcia Lorca
Gibran
Goethe
Hesse
Hikmet
Joyce
Kavafis
Keats
Leopardi
Mallarmé
Montale
Neruda
Novalis
Pavese
Poe
Prévert
Quasimodo
Rimbaud
Saba
Shakespeare
Shelley
Tagore
Ungaretti
Verlaine
Whitman
Wilde
Yeats

 
























»

Link correlati:
» Indice per autore
» Forum sulla poesia

§ Eugenio Montale

Nasce a Genova nel 1896 da un'agiata famiglia della media borghesia; il padre è titolare di una ditta importatrice di prodotti chimici; trascorre gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza fra Genova e Monterosso, nelle Cinque Terre, dove i Montale possiedono una villa. Nel 1917 porta a termine gli studi di ragioneria, più brevi e meno impegnativi dei lunghi studi classici, che i suoi genitori hanno preferito a causa della salute malferma del piccolo Eugenio. Egli, aspirante baritono, comincia anche a prendere lezioni di canto dal maestro Ernesto Sivori, e a frequentare assiduamente la biblioteca comunale, ponendo le basi di una cultura vastissima, perseguita per lo più da autodidatta, con la sola "guida" della sorella maggiore Marianna (iscrittasi, nel 1916, alla Facoltà di Lettere), appassionata studiosa di filosofia.

Nello stesso anno viene chiamato alle armi: frequenta il corso di allievi ufficiali a Parma, dove tra altri letterati e scrittori conosce Sergio Solmi, il quale lo introdurrà poi nell'ambiente degli intellettuali torinesi raccolti intorno a Pietro Gobetti. Viene inviato al fronte in Trentino, prima a Valmorbia e poi a Rovereto. Sul finire della guerra comanderà il campo di prigionia di Lanzo Torinese. Congedato nel 1918, fa ritorno a Genova, e qui entra in amicizia con il poeta Camillo Sbarbaro, Angelo Barile, Adriano Grande e altri esponenti della vita letteraria e culturale della città.

Nel 1922 collabora a Primo Tempo, rivista torinese di Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi; nel 1925 partecipa anche alla rivista di Piero Gobetti, Il Baretti. Nello stesso anno firma il "Manifesto degli intellettuali antifascisti" di Giovanni Amendola e Benedetto Croce. Conosce Roberto Bazlen, singolare figura di letterato triestino culturalmente aggiornatissimo, il quale fa conoscere a Montale le opere di Svevo: sono proprio gli articoli montaliani sulla narrativa sveviana pubblicati fra il '25 e il '26 a dare inizio alla fortuna critica italiana ed europea di Svevo. Dopo la morte tragica, nel 1926, di Piero Gobetti, esule a Parigi per le persecuzioni fasciste, Eugenio stringe amicizia con Italo Svevo, con il quale intratterrà un significativo carteggio. A Trieste, suo ospite, conosce Umberto Saba. In quell'anno collabora ancora a importanti riviste come Il Convegno e La Fiera letteraria.

Viene assunto nel '27 come redattore della casa editrice fiorentina Bemporad, per cui deve trasferirsi a Firenze, in quegli anni vera capitale culturale della nazione. Nel '29 diventa direttore della Biblioteca del Gabinetto Vieusseux, fino a quando, nel 1937, non viene allontanato dall'incarico in quanto si rifiuta di prendere la tessera del Partito fascista. Questi anni sono caratterizzati da una straordinaria intensità di rapporti umani e culturali: assiduo frequentatore delle Giubbe Rosse, il caffè punto d'incontro degli intellettuali fiorentini, Montale conosce, fra gli altri, Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Arturo Loria, Guido Piovene, Gianna Manzini e i critici Giuseppe de Robertis e Gianfranco Contini. In quegli anni collabora a Solaria, la rivista di Carocci, Ferrara e Bonsanti, e a Pegaso, di Ojetti, Pancrazi e De Robertis. Conosce numerosi scrittori come Vittorini, Gadda, Loria e Drusilla Tanzi, "la mosca", che diventerà poi sua moglie (allora era moglie del critico d'arte Matteo Marangoni). Contribuisce anche a Campo di Marte di Gatto e Pratolini e a Letteratura di Bonsanti.

Dopo il tragico 8 settembre 1943 si iscrive al Partito d'Azione e lavora per il Comitato Nazionale di Liberazione toscano; nel '45 fonda, con Bonsanti, Loria e Scavarelli, il quindicinale Il Mondo, che dirige per due anni. Nel '48, dopo un periodo di collaborazione con La Nazione, si trasferisce a Milano, dove lavora come redattore al Corriere della Sera e critico musicale del Corriere dell'informazione. Nel 1967 viene nominato senatore a vita. Nel 1975 ottiene il premio Nobel per la letteratura; già in precedenza aveva ricevuto due lauree honoris causa dalle Università di Milano e di Roma. Fino agli ultimi anni continua a vivere, solo (la moglie era morta nel 1963), a Milano, città che prediligeva perché anonima e discreta. Muore il 12 settembre 1981.

 

Citazioni

L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione "sine qua non" di piccole e intermittenti felicità.

Grazie all'alienazione ognuno può credere in buona fede di esserne privato da forze più grandi di lui. È risparmiata così all'uomo la sconfortante scoperta ch'egli non desidera affatto essere libero.

Molti affetti sono abitudini o doveri che non troviamo il coraggio di interrompere.

L'uomo è come il vino: non tutti i vini invecchiando migliorano; alcuni inacidiscono.

Top

 

Newsky Group © 2007 – CreditiNote legaliSicurezza e privacyNote tecniche
I contenuti di queste pagine possono essere utilizzati solo nel rispetto di quanto indicato nelle Note legali
Se ritieni che parte dei materiali qui pubblicati ledano il tuo diritto d'autore, contattaci e provvederemo a rimuoverli