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§ Pablo Neruda

Pablo Neruda è lo pseudonimo che Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891), cantore della povera gente. Nasce a Parral, il 12 luglio 1904, da famiglia modesta, e trascorre l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; nel 1906 Il padre, rimasto vedovo, si trasferisce a Temuco e si risposa con Trinidad Candia.

Pablo frequenta le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'università a Santiago; a soli 19 anni, nel 1923, pubblica il suo primo libro, "Crepuscolario", e già nel 1924 riscuote un notevole successo con "Venti poesie d'amore" e "Una canzone disperata". A partire dal 1925 dirige la rivista Caballo De Bastos; dal 1926 al '43 gira il mondo come rappresentante diplomatico del suo Paese, mentre nel 1930 si sposa con un'olandese a Batavia. Nel '36-37 vive l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato: l'incontro o meglio la scoperta della Spagna è per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza. Come ha scritto su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato". Neruda, favorito dalle circostanze, crea un pur lieve scompiglio nella letteratura spagnola, facendosi paladino della "poesia impura" e opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. All'epoca la sua influenza non si rivela significativa, ma si farà sentire più tardi, e tuttora perdura in qualche modo presso le generazioni recenti.

Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno viene travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prende subito posizione a favore della Repubblica aggredita; è scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca, e con Cesar Vallejo, un poeta peruviano, fonda il gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determina un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta: la sua è una vera e propria conversione al prossimo, e la sua poesia diviene quella de "l'uomo con gli uomini", cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esecrazione, di speranza e di rabbia, d'azione.

Quando, cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane, tanti spagnoli sono costretti all'esilio o finiscono morti fucilati o in carcere, quel "legame materno" con la Spagna si fa per Pablo drammatico, come una goccia di sangue che rimane indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio: un vuoto angoscioso e accorato, che va ad aggiungersi alla morte del padre e della matrigna e che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi.

Nel 1940 viene nominato console per il Messico, dove incontra Matilde Urrutia, per cui scrive "I versi del capitano". Nel 1944, tornato in Cile, si iscrive al partito comunista cileno e viene eletto senatore. Dal '48 al 52 viene perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; torna così a viaggiare per il mondo, in particolare la Russia e l'est europeo, oltre all'Italia dove si stabilisce a Capri; tra il '55 e il '60 viaggia ancora in Europa, Asia e America Latina; nel 1966 diventa oggetto di una violenta polemica da parte di intellettuali cubani per un suo viaggio negli Stati Uniti. Nel 1971 conquista il Premio Nobel per la Letteratura; nel 1973 torna in Cile, e in quello stesso anno muore a Santiago, subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.

Tra le sue opere ricordiamo "Residenza sulla terra", "I versi del capitano", "Cento sonetti d'amore", "Canto generale", "Odi elementari", "Stravagario", "Le uve e il vento", il dramma "Splendore e morte" di Joaquin Murieta e il libro di memorie "Confesso che ho vissuto".

 

Citazioni

L'amore, quando la vita ci incalza, è solo un'onda più alta tra le onde.

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sè.

Ridere è il linguaggio dell'anima.

Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore.

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