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§ Arthur Rimbaud
Di Arthur Rimbaud:
Rimbaud, considerato l'incarnazione del poeta maledetto, nacque a Charleville nel 1854, da una tipica famiglia borghese, in cui non ebbe né l'affetto del padre, che assai presto lasciò la famiglia, né quello della madre, inflessibile puritana imbevuta di religiosità. L'abbandono della famiglia da parte del padre, quando il piccolo Arthur aveva solo 6 anni, segnò certamente tutta la sua vita, anche se in maniera più sottile di quanto si possa immaginare. La scelta del padre condannò infatti non solo la sua famiglia alla povertà, ma lasciò la responsabilità dell'educazione dei figli solo alla madre, che non era certo un esempio di liberalità. Educato dunque in famiglia e a scuola secondo gli schemi più tradizionali, si segnalò per la straordinaria precocità intellettuale componendo versi sin dall'età di 10 anni, incoraggiato da un maestro locale nei suoi tentativi di scrittura. A 16 anni, seguendo la sua inclinazione visionaria e selvaggia, buttò all'aria con decisione la tranquilla vita che gli era stata preparata, dapprima fuggendo ripetutamente di casa, quindi intraprendendo un vagabondaggio solitario che lo portò lontanissimo dal suo ambiente familiare. Una delle prime fughe verso Parigi coincise con la stesura del suo primo poema (1860). Arrestato per non aver con sè il biglietto del treno, fu costretto a fare ritorno a casa. Il questo lungo peregrinare visse tra esperienze di ogni genere, senza escludere alcool, droga e carcere. Scappato infatti ancora una volta a Parigi, in quei giorni convulsi si entusiasmò per la comune di Parigi, viaggiò a piedi, senza soldi, attraverso la Francia in guerra, e fece vita da strada. Fu allora che cominciò a leggere e a conoscere poeti considerati "immorali", come Baudelaire e Verlaine. Con quest'ultimo ebbe poi una lunga, appassionata storia d'amore, talmente difficoltosa e lacerante che, nell'estate del 1873, durante un soggiorno in Belgio, Verlaine, in uno stato di ubriaca frenesia, ferì l'amico a un polso e venne incarcerato. Ma l'influenza più duratura su di lui fu indubitabilmente quella di Baudelaire. Influenzato inoltre da libri di alchimia e di occultismo che andava leggendo, incominciò a concepire sè stesso come un profeta, un santo della poesia e, in due lettere, conosciute come "Lettere del veggente", elaborò la concezione secondo cui l'artista deve conseguire la "confusione dei sensi". Rimbaud fece poi nuovamente ritorno alla propria casa, dove scrisse uno dei suoi capolavori, "Una stagione all'inferno". Nel 1875, alla giovanissima età di 21 anni Arthur smise di scrivere, ma, sempre viaggiatore e amante delle lingue, partì verso est, navigando fino a Giava, trovò lavoro come capo miniera a Cipro, stabilendosi infine nell'Africa dell'est, dove trascorse i suoi ultimi anni come commerciante e contrabbandiere di armi. Nel 1891 un tumore alla gamba lo costrinse a fare ritorno in Francia per ricevere adeguate cure mediche; fu proprio lì che, in un ospedale marsigliese, morì il 10 novembre dello stesso anno. La sorella, che stette con lui sino alla fine, dichiarò che, in punto di morte, egli aveva riabbracciato la stessa fede cattolica che aveva caratterizzato la sua infanzia.
CitazioniLa vita è una farsa dove tutti abbiamo una parte. La morale è la debolezza del cervello. La donna sarà anch'essa poeta quando cesserà la sua schiavitù senza fine, quando avrà riconquistato per sè la propria esistenza (nel momento in cui l'uomo, che è stato fino ad allora ignobile nei suoi riguardi, la lascerà libera). Adesso posso dire che l'arte è una stupidaggine. |
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