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§ Umberto Saba
Nel 1905 si trasferisce a Firenze con l'amico filosofo Giorgio Fano, e qui rimane fino al 1910. A Firenze prende contatti con gli ambienti intellettuali della città, tra cui la rivista La Voce, in cui lavora un concittadino del poeta, Scipio Slapater; contatti che però saranno sempre di reciproca incomprensione, soprattutto in seguito al rifiuto di Slapater di pubblicare sulla rivista Quello Che Resta Da Fare Della Vita un breve manifesto di poetica scritto da Saba. Nel 1908 presta il servizio militare e successivamente sposa Lina, l'ispiratrice di molte liriche, da cui avrà una figlia, Linuccia. Nel 1910 esce a spese del poeta il primo libro di versi, "Poesie"; poi, nel 1911, scoppia una grave crisi in famiglia, e per un certo periodo il poeta lascia la moglie, ma poi la coppia si riappacifica definitivamente. Nel 1913 nel teatro La Fenice di Trieste viene rappresentato per la prima e ultima volta (con clamoroso insuccesso) il dramma in un atto "Il letterato Vincenzo", unico e modesto testo teatrale scritto da Saba. Dopo la prima guerra mondiale, cui partecipa anche il poeta ricoprendo ruoli amministrativi e di retroguardia, Saba rileva a Trieste una vecchia libreria antiquaria, tuttora esistente, alla quale si dedicherà per il resto della vita. Nel 1921 riunisce nel "Canzoniere" tutte le sue poesie pubblicate, ma non ottiene il favore della critica, tanto da rinchiudersi in una sorta di scontrosa solitudine. Nel 1929 si sottopone a una terapia psicoanalitica con il dottor Edoardo Weiss, allievo di Freud, per curarsi da una nevrosi cui era afflitto, ma questa esperienza si conclude quasi subito, poiché lo specialista si trasferisce a Roma; tuttavia queste sedute avranno un significato importante per Saba, perché gli confermeranno alcune sue intuizioni circa l'importanza delle esperienze infantili nella formazione della personalità, e di conseguenza la psicoanalisi gli apparirà come uno strumento importantissimo per la conoscenza dell'animo umano e quindi della realtà e della storia. Freud sarà uno dei suoi "maestri di vita" e considererà le sue opere, dopo quelle di Copernico e Darwin, come tra le più fondamentali nel pensiero moderno. Nel 1938 avviene un cambiamento nella vita di Saba dovuto all'introduzione delle leggi razziali; di conseguenza deve abbandonare Trieste e rifugiarsi a Roma, che abbandona dopo avere trascorso quelli che egli definirà i mesi più felici della sua vita (il poeta è circondato dal calore e dalla stima di numerosi intellettuali e scrittori), per l'impossibilità a trovare un lavoro. Si trasferisce a Milano, dove viene ospitato da una famiglia amica, sino al suo rientro a Trieste dopo le elezioni del 18 aprile 1948; nella città natia trascorre gli ultimi anni della sua vita tra ricoveri prolungati in clinica, dovuti alla sua nevrosi e alla morte della moglie, e riconoscimenti ufficiali sulla sua produzione poetica (nel 1951 riceve il premio dell'Accademia dei Lincei, nel 1953 la laurea honoris causa dell'università di Roma). Alla fine della sua vita compone ancora delle raccolte di versi e un romanzo rimasto incompiuto, "Ernesto". Muore a Gorizia, in una clinica privata, il 25 agosto del 1957.
CitazioniLa letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità. Era questo la vita: un sorso amaro. L'opera d'arte è sempre una confessione. Tutti gli uomini sono pazzi, e chi non vuole vedere dei pazzi deve restare in camera sua e rompere lo specchio. |
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