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Genesi di una bufala

Nascita di una catena

Chi non è mai stato coinvolto dalla cosiddetta catena di Sant'Antonio, quella famosa lettera, generalmente fotocopiata, sulla quale si invita il destinatario a farne subito un certo numero di copie da spedire ad amici e parenti, pena una serie non meglio precisata di disgrazie?

Le copie, di solito, venivano infilate anonimamente nella buca delle lettere di ignari cittadini, ma con l'avvento di Internet, anche le caselle di posta elettronica sono state invase da questi messaggi. Ogni nazione ha avuto e ha le sue "catene". Un altro sistema utilizzato per trasmettere la catena erano le banconote da 1000 lire. I vantaggi sono evidenti, in quanto la carta moneta consente sia di arrivare a innumerevoli persone sia di evitare spese postali.

Il fenomeno ha origini antiche. Era diffusa negli anni '50, trascritta rigorosamente a mano in ogni suo esemplare. Iniziava così: "Recita tre Ave Maria a Sant'Antonio"; e poi seguiva tutta la sequela di fortune o disgrazie che avevano colpito i prosecutori o chi aveva interrotto la catena. Da notare che oggi i testi si sono decisamente laicizzati, essendo scomparsa del tutto la richiesta introduttiva. Ancor più antica è la versione che circolava durante la prima guerra mondiale sotto forma di preghiera per la pace, interpretata da ministri e funzionari di Polizia come propaganda nemica da sopprimere.

La diffusione di questo fenomeno, oltre alla cultura della superstizione che continua a prosperare nel nostro Paese, tra ancestrali timori e un pizzico di ignoranza che riescono ancora a sopraffare la logica e la ragione, è giustificabile anche dalla molla della condiscendenza. Il dubbio scatta anche tra molta gente di cultura all'insegna del "non ci credo, ma meglio non rischiare".

Ma come nasce un falso allarme? Prima di entrare nel merito dei contenuti, vediamo qualche aspetto comune a voci di questo genere.

L'indizio più forte di tutti è proprio il tipo di messaggio, cioè un avvertimento. È proprio dello "xerox-lore", cioè dei testi che, di fotocopia in fotocopia, venivano diffusi per avvertire di un supposto pericolo; con l'avvento del web la fotocopiatrice è stata sostituita dalla posta elettronica. I due testi più celebri in questa categoria sono quello sugli additivi alimentari (completamente falso) e quello sui "tatuaggi" o "figurine" all'LSD (basata su elementi reali, ma completamente travisati) che hanno circolato a lungo negli anni '70 e '80. Si differenziano dalle leggende metropolitane propriamente dette in quanto non hanno struttura narrativa, anche se la ragione della diffusione è analoga a quella delle leggende dette "cautionary tales"; il fatto che sia la paura, in generale, a muovere questa forma di comunicazione è, ovviamente, testimoniato dalla rarità di voci "positive". Il messaggio, una volta originato non si sa da chi e non si sa come, si propaga poi in quanto importante e da cui può dipendere la salute.

Il contenuto conferma alcuni modelli mentali (non necessariamente ingiustificati...) di chi legge: il sospetto nei confronti delle sostanza chimiche che non si conoscono, l'idea della grande industria che "complotta" incurante della salute dei consumatori pensando solo ai propri interessi, ecc.. Un messaggio può circolare più facilmente se suscita forti "assonanze cognitive", cioè se supporta i preconcetti di chi lo trasmette (si pensi alle tante ideologie razziste o xenofobe che nel corso della storia si sono propagate facilmente in quanto fondate su pregiudizi già popolari).

 

Il SLS

Il messaggio di allerta sul SLS si è originato negli Stati Uniti intorno al 1998, e circola da allora in varie forme e in almeno quattro lingue; si diffonde con lo stesso meccanismo (e per ragioni analoghe) delle leggende metropolitane. Chiaramente, questo non implica automaticamente che il contenuto sia falso; in questo caso specifico, tuttavia, lo è.

Il messaggio contiene un rinvio ad autorità di qualche genere, in questo caso la (esistentissima) Michelle Hailey della University of Pennsylvania, la quale, manco a dirlo, non ne sapeva nulla.

Il messaggio cita poi qualche dato numerico per dare una parvenza di rigore (tra l'altro una versione che sta circolando in francese riporta uno su 8000 invece di uno su 800, e probabilmente il numero è in ogni caso sbagliato). L'apparente ricchezza di dettagli (in special modo quantitativi o, almeno apparentemente, verificabili come i nomi e indirizzi di poco sopra) fornisce credibilità al testo.

Gli errori (solitamente di ortografia nei testi in inglese, di sintassi o di logica, sovente derivanti da traduzioni approssimative, in quelli in italiano) mostrano come "la precisione apparente del testo si accompagna a una certa incomprensione degli elementi, essendo il messaggio nella sua globalità e credibilità nella urgente necessità di diffonderlo".

L'elenco di prodotti contenenti la sostanza incriminata, citandone misteriosamente alcuni e non altri (praticamente tutti gli shampoo contengono SLS), ha anch'esso l'intento di fornire autorevolezza al testo.

Come già scritto sopra, una voce che si propaga in questo modo non è necessariamente falsa: l'appello per la ragazza nigeriana che circolava tempo fa aveva molte delle caratteristiche di una leggenda metropolitana (anche se di tipo differente), ma era tristemente vera. Bisognerà vedere se sarà ancora in giro a faccenda conclusa, come quello per le cartoline al bambino malato terminale: circola ancora anni dopo il raggiungimento del record auspicato con più di 100 milioni di cartoline, l'operazione e la guarigione di Craig Shergold (oggi ha qualcosa come 25 anni) e numerosi appelli da parte della Royal Mail per far cessare la pioggia di cartoline...

Il sodio laurilsolfato (SLS) e il sodio lauriletere solfato (SLES, sono due sostanze differenti) sono effettivamente usati in praticamente tutti i detergenti, per uso personale o meno, in commercio; sono effettivamente irritanti (come, peraltro, la capsicina del peperoncino che fa così bene); in più il SLS è leggermente purgativo. Ma questi sono i soli rischi (noti) per la salute: almeno tre differenti agenzie (l'OSHA, che si occupa negli Stati Uniti della sicurezza nel lavoro, il National Toxicology Program americano e l'International Agency for Research on Cancer) non hanno classificato né il SLS né il SLES né nella categoria dei cancerogeni noti né in quella dei ragionevolmente probabili. La classificazione nella stessa categoria del benzene, semplicemente, non esiste. Al massimo, un'irritazione ripetuta e continuativa può provocare alcune forme di cancro, ma a questo punto è cancerogeno anche l'elastico delle mutande.

A quanto sostiene Barbara Mikkelson, una studiosa americana di leggende metropolitane, una possibile origine del messaggio è un caso degli anni '70, in cui alcune partite di shampoo furono contaminate da nitrosamine (queste sì cancerogene) provenienti proprio da un laurilsolfato differente, da allora non più usato. Ciò non significa che si possa bere allegramente un bicchierino di SLS puro tutte le sere prima di andare a dormire, né che future ricerche non possano scoprirne un qualche effetto, ma certo l'allarme suscitato dal messaggio non è giustificato. A meno che non siate produttori di shampoo naturali, olistici o ayurvedici, i cui siti web riportano quasi sempre questo testo... chissà perché!

 

Amianto nei tamponi

Esiste una smentita ufficiale dell'FDA che sentenzia chiaramente che "l'amianto non è ingrediente di nessuna marca USA [...] e neanche legato ai sottoprodotti [le fibre] utilizzati per produrre tamponi". Ricordo che l'FDA è un'autentica autorità in materia di controllo alimentare e farmaceutico negli USA, e ha imposto i suoi regolamenti anche ai potentissimi produttori di tabacco (Philip Morris in primis, per capirci).

Nell'appello viene demonizzato anche il rayon in quanto "molto assorbente": assorbendo diossina, questa rimarrebbe all'interno della vagina più a lungo (attraverso le piccole rimanenze di filamenti di tampone) rispetto ai tamponi di semplice cotone. Mi pare di ricordare che buona parte dei nostri indumenti di uso comune contengono questo derivato della cellulosa... E soprattutto viene utilizzato al posto del normale cotone proprio perché quest'ultimo lascia più "rimanenze" di filamenti di tampone all'interno della vagina.

Emergono altre "chicche" che rendono bene l'idea circa la bufala e l'autore della bufala. Si parla di terreno fertile per la riproduzione: la diossina è una sostanza chimica, non una creatura vivente, e come tale ovviamente non si riproduce, esattamente come mettere due sassi in una stanza non produrrà una nidiata di sassolini; l'appello propone di usare prodotti d'igiene femminile non sbiancati e che siano fatti completamente di cotone: peccato che il cotone sia una delle piante a maggior consumo di pesticidi, quindi, ipoteticamente, un tampone prodotto con cotone non biologico potrebbe contenere una quantità uguale o maggiore di sostanze chimiche "nocive" di un tampone a base di rayon, e non mi risulta che gli USA trattino biologicamente né il cotone, né tanti altri prodotti; infine l'appello fa abbastanza presa sul lettore anche grazie al discorso sulla diossina e su quanto faccia male: per funzionare bene ogni bufala che si rispetti deve contenere un minimo di verità vere e provate, in modo da far sembrare vere anche le inesattezze; la mail parla infatti di presenza di diossine nei tamponi, cosa che viene smentita dai produttori, mentre sempre secondo l'FDA "i livelli di diossine nel rayon grezzo usato per i tamponi è pari o inferiore al limite rilevabile dai test più avanzati, ossia circa 0,1 parti per trilione, molte volte inferiore alla quantità normalmente presente nell'organismo e proveniente da altre fonti"; in pratica c'è più diossina nell'ambiente che ci circonda che nei tamponi incriminati!

 

McDonald's

Per quanto riguarda la catena di Sant'Antonio sulla questione McDonald's, provo a individuare anche qui alcuni motivi leggendari.

Lo yankee e il Brasile: si tratta di un motivo presente in molte leggende, che prevedono che un un affarista nordamericano senza scrupoli compia delle attività illegali nel sud del continente senza alcuna sanzione, anzi agevolato dalle autorità. La storia politica degli ultimi quarant'anni ci indica chiaramente da dove proviene questo disagio, e quanto esso sia radicato, tanto da far sembrare assurdo che invece di parlare di finanziamenti agli squadroni della morte argentini, ai contras nicaraguegni, di aperto appoggio ai governi autoritari, si parli di bambini rapiti per traffico d'organi. Ma diventa vero ciò che è creduto vero, e viceversa.

Il mostro cartilaginoso: la mostruosità è da sempre qualcosa che va "mostrata", che attira l'attenzione perché disgusta, dà un sapore forte, allarga i limiti della realtà, e soprattutto dà forma ai nostri incubi.

Lo strano passaggio della giustificazione legale della società McDonald's sulla denominazione della carne (immagino che ci sia un gioco tra "reses" e "res", ma non conosco il portoghese quindi non so dire a cosa corrisponda il primo termine).

Il contagio: i primi sintomi sono presentati in modo leggero (indigestione e colite), ma poi si arriva senza tanti complimenti persino all'Alzheimer, un morbo che colpisce direttamente l'identità della persona, che diventa irriconoscibile e che non riconosce.

La questione KFC: qui ci si riferisce a un'altra leggenda, molto diffusa nei Paesi anglosassoni, relativa a dei polli che verrebbero allevati e macellati con metodi "horror", per poi essere venduti fritti nella catena Kentucky Fried Chicken.

In seguito al piccolo dibattito in corso sugli animali mutanti che produrrebbero la carne per gli hamburger, credo che sia importante fare alcune precisazioni sulla separazione tra realtà e leggenda.

La realtà dei problemi posti dal dilatarsi dei confini dell'identità (animale, vegetale, sintetico) posti dalle bioingegnerie suscita un disagio nell'immaginario. Questo disagio può manifestarsi sotto forma "razionale", in un atteggiamento di critica, che prevede una raccolta di informazioni e di opinioni sulla questione per farsene una opinione; oppure in forma "irrazionale", attraverso la raccolta e l'amplificazione di voci, aneddoti e storie che forniscono una "forma" a questo disagio. È una reazione assolutamente naturale, che nel bambino rappresenta un modo per mediare i dati incomprensibili della realtà e non accumularli con il rischio che diventino nevrosi. Il lupo della fiaba nasce da questa necessità; ma nessuno di noi, bambini compresi, fa confusione tra il lupo in via di estinzione e quello di Cappuccetto Rosso.

La realtà mediale invece ci spinge spesso, per quanto riguarda le leggende e le voci contemporanee, a delle confusioni che nascono dalla "qualità della fonte" da cui apprendiamo la notizia. Il nostro immaginario prevede che le notizie date dai giornali, e soprattutto dalla televisione, siano "vere". Ma in qualche senso, soprattutto nel villaggio globale, vero è ciò che è creduto tale.

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